četvrtak, 26. studenoga 2015.
#A18VotoM5S per abbassare le tasse universitarie
Blog di Beppe Grillo - 1 hour ago
Ieri la denuncia del Blog sul nuovo tentativo di compravendita del voto, questa volta dei giovani che compiranno 18 anni nel 2016, da parte del premier con un bonus "cultura" di 500 euro si è diffusa in Rete grazie all'indignazione dei ragazzi. Il nuovo bluff del Bomba che vuole pagarsi la campagna elettorale delle comunali 2016 con i nostri soldi è stato scoperto. Se il governo vuole incentivare la cultura, abbassi le tasse universitarie che sono le più alte d'Europa, come proposto dal M5S di modo che a tutti i giovani sia garantito il diritto allo studio. Di seguito i messaggi in Rete di ... more »
Ordine francescano e speculazioni finanziarie: investiti 50 milioni in resort e hotel di lusso in Africa e in Medio Oriente
Cronaca
Tre frati di san Francesco avevano affidato a un faccendiere il tesoretto per ottenere il 13,5% di interessi, che però non sono mai arrivati. E i soldi sono andati in fumo. Quattro gli indagati nelle inchieste che si svolgono in Italia e Svizzera e che sono partite dopo la denuncia dei nuovi vertici dell'ordine
di Antonio Massari | 26 novembre 2015
DOBAR UČITELJ ILI DOBRO DRUŠTVO ?
„Ovo
potonje u današnjim uvjetima i prilikama izgleda kao paradoks no,
zabrinjavajući podaci o porastu nepismenosti u epohi školariziranog društva
govore suprotno. Učenika ima u popriličnom broju, ono što fali je dobar učitelj.
Ako ne radiš i ako si nepismen što će ti društvo? Bez rada i bez kulture
čovjeka lakše pretvoriš u ovcu i društvo u stado.“ E.Velan
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„Izraz 'dobro obrazovani' podsjeća me na krajnje
pronicljivu primjedbu Peter Medawara da
je 'širenje srednje školskog i fakultetskog obrazovanja pridonijelo nastanku
velikog broja ljudi koji često imaju dobar razvijen smisao za kulturu i knjišku
učenost, ali to obrazovanje daleko premašuje njihove sposobnosti analitičkog
razmišljanja !' R. Dawkins
srijeda, 25. studenoga 2015.
RAT ZA NAFTU - NAFTA ZA RAT (Preporučeno)

Come il petrolio finanzia l’Isis
di Insider
di Martine Orange da Mediapart.fr
Per molto tempo, gli obiettivi petroliferi detenuti dallo Stato islamico in Siria non sono stati una priorità per l’esercito americano. Su 11 mila attacchi recensiti dal coinvolgimento della coalizione nel giugno 2014, solo 196 hanno riguardato infrastrutture petroliere fino a settembre,secondo le cifre pubblicate dal Financial Times. Dagli attacchi di Parigi e dal riavvicinamento che sembra realizzarsi con la Russia, tutto sembra cambiare.
Lunedì 16 novembre, la coalizione americana per la prima volta ha bombardato i camion-cisterna che trasportano il petrolio fuori dai campi sotto il controllo di Daech. Più di 116 camions sono stati distrutti in un solo attacco. In seguito, i bombardamenti aerei si sono moltiplicati nella provincia di Deir-ez-Zor, a est della Siria, dove sono situati i campi petroliferi. “C’è chiaramente una svolta. Prima, gli americani hanno colpito regolarmente gli oleodotti, i punti di raccolta, le raffinerie mobili. Ma esitavano ad attaccare i camions-cisterna” segnala Francis Perrin direttore della rivista Petrole e gaz arabes.
L’aviazione russa si è impegnata a più riprese, la scorsa settimana, a bombardare le istallazioni petrolifere sfruttate dallo Stato islamico. “Se gli attacchi si susseguono con una tale intensità, potrebbero bloccare la produzione” spiega un testimone della regione, citato dal Financial Times. Che ruolo gioca davvero il petrolio per lo Stato islamico? Come funzionano i suoi circuiti. Chi è coinvolto in questo traffico? Alcune risposte.
Il petrolio come nervo della guerra
A differenza di altri gruppi terroristi, come al Qaeda, Daech ha inserito la propria strategia di conquista in un radicamento territoriale, un’autonomia di finanziamento, una volontà di creare uno Stato. Sulle entrate di Daech circolano le cifre più disparate. Uno studio di Jean-Claude Brisard e Damien Martinez sul finanziamento dello Stato islamico stimano che questo potrebbe arrivare a “2,9 miliardi di dollaro ogni anno”. Vengono compresi tutti gli strumenti: commercio di grano, di fosfato, di cemento, estorsione, riscatti, tasse, traffico di esseri umani, di opere. In questa lista il petrolio gioca un ruolo a parte. Rappresenterebbe, infatti, secondo le stime il 38% del reddito di Daech.
“Il petrolio è effettivamente il nervo della guerra ma non è il solo…Innanzitutto perché non c’è guerra senza carburante. Daech possiede al momento equipaggiamenti militari importanti, carri, veicoli di terra. Gli occorre il carburante per le sue operazioni militari. Inoltre, gli permette di rifornire le zone sotto il suo controllo e di presentarsi come un vero Stato. Infine, le esportazioni clandestine gli procurano dei dollari”, spiega Francis Perrin.
Il petrolio, in ogni caso, ha uno statuto particolare per i responsabili dello Stato islamico. Mentre tutte le altre attività sono largamente decentrate, tutto quello che riguarda il petrolio è pienamente centralizzato. La produzione, la distribuzioni, le vendite sono strettamente controllate, secondo quanto dicono diversi studi.
Chiaramente i dirigenti di Daech sembrano pronti a fare molto per trarre il massimo profitto dall’oro nero. Ingegneri, tecnici, autorità di vigilanza, specialisti del mondo petrolifero, vedono proporsi continuamente ingaggi con forti remunerazioni per continuare a sfruttare i giacimenti e portare fuori il petrolio sotto il loro controllo. “Avrei potuto scegliere la posizione che preferivo. Mi hanno detto: dì tu la cifra del tuo salario” racconta in un’inchiesta del Financial Times, un tecnico petrolifero che i responsabili di Daech hanno tentato di assoldare prima che decidesse di fuggire in Turchia.
Qual è la produzione petrolifera di Daech?
Prendendo il controllo della parte orientale della Siria, e in particolare della regione di Deir-ez-Zor, a metà del 2013, Daech ha messo le mani su circa il 60% delle riserve petrolifere siriane e su un grande numero di infrastrutture necessarie al loro sfruttamento. Una dozzina di campi petrolifere, in particolare quelli di Al-Tanak, Al-Omar, Al-Jabseh, Al-Tabqa, sono ormai sotto il controllo dello Stato islamico. E a questi si aggiungono i campi petroliferi iracheni nella regione di Mossul, finita nelle mani di Daech nella primavera del 2014.
Il potenziale di produzione raggiunge gli 80 mila barili al giorno(50 mila in Siria e 30 mila in Iraq) secondo un articolo del Foreign Policy. Queste cifre di produzione sembrano però piuttosto improbabili per numerosi osservatori. Che indicano l’invecchiamento dei depositi, la distruzione di numerose infrastrutture, la difficoltà a fornirsi di attrezzature, di pezzi di ricambio, la mancanza di manodopera qualificata. Un’analisi sulla combustione delle “torce” sui campi petroliferi mostra una caduta della produzione nei giacimenti sotto controllo di Daech.
Ibrahim Bahr al-Oloum, ex ministro iracheno del petrolio, citato dall’Associated Press, stima che la produzione petrolifera dell’Isisi si collochi attorno ai 30 mila barili al giorno in Siria e tra i 10 e i 20 mila in Iraq, provenienti soprattutto dai due giacimenti vicini a Mossul. Il direttore della rivista Petrolio e Gaz arabe condivide questa analisi. “A parte Daech, nessuno conosce le vere cifre sulla sua produzione petrolifera. E sarei molto stupito che accetti di pubblicare. Possiamo, al massimo, fornire l’ordine di grandezza. Tenuto conto di tutte le difficoltà, penso che la produzione totale non superi i 50 mila barili al giorno”, aggiunge.
Una parte di questa produzione – la metà circa secondo le stime dell’Onu – è conservata da Daech per le proprie necessità; innanzitutto per le truppe militari, poi per rifornire la popolazione, muovere le centrali elettriche e i gruppi elettrogeni sui territori controllati. Il resto è venduto, sotto forma grezza e non raffinate, visto che le capacità di raffinazione sono stati distrutte dagli attacchi aerei.
Chi compra il petrolio dell’Isis?
La rivelazione aveva avuto l’effetto di una bomba. Da settembre 2014, l’ambasciatrice della Ue in Iraq, Jana Hybaskova, accusava certi stati membri della Ue di acquistare petrolio iracheno dall’Isis. “Purtroppo, alcuni stati membri della Ue acquistano questo petrolio” dichiara la diplomata ceca nel corso di un intervento davanti alla commissione Esteri del Parlamento europeo. Il ruolo delle grandi compagnie petrolifere era particolarmente sotto accusa.
In seguito, queste accuse sono state completamente dimenticate. Per non fare luce su un traffico poco confessabile? Mancanza di prove? Gli esperti del mondo petrolifero non credono alle accuse. Perché il mercato, contrairamente alle apparenze, è controllato. Ogni petrolio ha la sua carta di identità, il suo Dna. In funzione della sua qualità, del suo contenuto di zolfo o altro, è possibile, a partire da una semplice analisi, risalirne all’origine, stabilire il giacimento di provenienza. Società di certificazione controllano tutti i carichi. I grandi gruppi rischiano sanzioni gravi in caso di violazioni.
“I fantasmi su questo campo sono dappertutto” dice ancora Francis Perrin.“C’è una questione di scala. Il consumo mondiale di petrolio è di 93 milioni di barili al giorno. I 50 mila barili di Daech, anche se fossero il doppio, non pesano per nulla su questo mercato. Inoltre, sono mercati molto organizzati, dove il numero di attori è molto limitati, Si conoscono perfettamente da anni. E’ una catena industriale pesante, da monte a valle. Ancora, essendo l’offerta sovrabbondante nessuno ha bisogno del petrolio di Daech”, afferma.
Le inchieste e gli studi pubblicati mettono piuttosto l’accento sul contrabbando locale e regionale. La distruzione di infrastrutture di raffinazione e del trasporto petrolifero ha portato all’organizazzione del contrabbando. I mezzi dei camions-cisterna, che appartengono in parte a Daech, in parte ai contrabbandieri, attendono anche diversi giorni prima di caricare il greggio. Con i bombardamenti americani e russi si tengono lontani e spesso arrivano all’ultimo momento. Poi, il petrolio, raffinato o meno, è trasportato con tutti i mezzi possibili, sugli asini, a cavallo, su piccole barche, nelle taniche, fuori dalle zone controllate dall’Isis. Il dipartimento turco contro la frode e il crimine organizzato, citato dal centro di ricerche Trends, afferma che piccoli oleodotti di contrabbando, nascosti sotto forma di sistemi di irrigazione, sono stati installati tra la frontiera di Siria e Turchia.
Secondo la professoressa Louise Shelley, specialista di economie terroriste, ex responsabili baatisti del regime di Saddam Hussein sono molto coinvolti in questo traffico. “Erano già coinvolti nel contrabbando petrolifero durante l’embargo imposto a Saddam Hussein, fanno lo stesso ora per i nuovi dirigenti. I governi turco e iracheno accusano la stessa filiera di aggirare l’embargo iraniano e iracheno. Si aggiungono, poi, reti criminali di contrabbandieri abituati a prosperare in una regione in cui le frontiere fanno acqua da tutte le parti. Recentemente, 24 contrabbandieri turchi sono stato arrestati per il loro coinvolgimento nel traffico di petrolio con l’Isis”.
“Il contrabbando è innanzitutto regionale” afferma Francis Perrin, così come altri numerosi osservato. Tutti riportano gli stessi nomi: Turchia, Giordania, Iraq, Siria sono le prime destinazioni del greggio. Anche l’esercito siriano e i ribelli siriani che combattaono Daech acquistano il suo petrolio. Il governo turco stima che questo contrabbando abbia rappresentato nel 2014 un buco fiscale di 860 milioni di dollari per le finanze pubbliche.
Ma circolano le stime più varie. I turchi parlano di 800 milioni di dollari l’anno. Gli esperti dell’Onu fanno la cifra di 1,6 milioni di dollari al giorno, circa 600 milioni l’anno. “Le stime risalgono al periodo in cui il prezzo a barile superava i cento dollari sul mercato nazionale. Dopo i prezzi sono ribassati. Quando Daech avrebbe potuto vendere a 40-45 dollari a barile non lo faceva a più di 20-25 dollari (secondo altre stime anche a 10 dollari)” sottolinea Perrin. “Ma per un’organizzazione terrorista, rappresenta comunque un sacco di soldi”.
Daech sembra comunque registrare un netto ribasso delle entrate provenienti dal contrabbando. “I numeri di Dabiq (la rivista di Daech), sono pieni di promesse: avrebbero messo il pane sulle tavole, prodotti nei mercati (…) Oggi parlano solo di teologia”, rivela Tom Keatinge, direttore del Centro di ricerche e studi Rusi. “Hanno preso degli impegni che non sono capaci di rispettare. A Mossul, il prezzo del gas è moltiplicato per dieci, i telefoni non funzionano, i rifiuti non sono raccolti”nota.
Altre indagini, in particolare sul Financial Times, parlano di un aumento vertiginoso delle tasse e delle imposte su tutte le attività, di estorsioni, rapine, traffico di ogni genere. “Il calo delle entrate tocca certamente Daech. Ma questo rischia di non bastare per abbatterlo. Fino a quando controlla una base territoriale potrà autofinanziarsi” è la constatazione di Francis Perrin.
utorak, 24. studenoga 2015.
PUTIN PREMA SIRIJI ŠALJE RATNU TVRĐAVU Stiže moćna krstarica Moskva: 'Bude li tko opet zaprijetio našim avionima, skinut ćemo ga projektilom'
- AFP, cc
- AFP, screenshot
(1/2)
Autor: Hina, Portal Jutarnji.hr
Objavljeno: prije 4 h i 48 min
Turski zrakoplov F-16 u utorak je raketom zrak-zrak oborio ruski Suhoj-24
>>> NOVO 20:11 Rusi su prema Siriji poslali svoju raketnu krstaricu Moskva, koja će čim uoči bilo kakvu prijetnju letjelicama koje sudjeluju u napadima na islamiste reagirati ispaljivanjem projektila. Također, odlučeno je da bombarderi ubuduće neće kretati na misije bez lovaca u pratnji. Iz Kremlja navode i da su do daljnjega prekinuli sve vojne kontakte s Turskom.
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19:08 - Rusko ministarstvo obrane potvrdilo je da je jedan od pilota oborenog aviona poginuo te da je život izgubio još jedan ruski vojnik koji je sudjelovao u spasilačkoj misiji. Kako prenosi Telegraph, projektilom je pogođen jedan od dvaju helikoptera koji su sudjelovali u spomenutoj spasilačkoj operaciji. Ostatak posade je uspješno evakuiran u vojnu bazu koju Rusi imaju na teritoriju pod kontrolom režima sirijskog predsjednika Bašara al-Asada
U TIJEKU JE TALAČKA KRIZA NA GRANICI FRANCUSKE I BELGIJE!
- BERTRAND GUAY/AFP
Autor: Portal Jutarnji.hr
Objavljeno: prije 1 h i 5 min
U francuskom mjestu Roubaix u tijeku je talačka kriza, izvijestila je agencija Reuters.
Riječ je o gradiću na granici Francuske i Belgije.
Prema prvim informacijama, na mjestu događaja čuju se pucnjevi, a navodno ima i žrtava.
'U tijeku je policijska operacija, imamo talačku krizu. Došlo je do pucnjave, cijelo je područje blokirano', kratko je rekao jedan izvor iz policije agenciji Reuters
JEDAN BOG U TRI OBLIKA : OTAC-SIN- DUH POGANIN
JESMO LI DANAS DOŠLI NA RUB TREĆEG SVJETSKOG RATA? Jedan od najuglednijih vojnih analitičara procjenjuje sljedeće poteze najjačih sila
- AFP, screenshot
Autor: Portal Jutarnji.hr
Objavljeno: prije 2 h i 1 min
Što će učiniti Vladimir Putin nakon što je članica NATO-a srušila jedan ruski vojni avion?
Rušenje ruskog aviona od strane Turske – što Ankara pravda njegovim neovlaštenim ulaskom u turski zračni prostor – iznimno je opasan trenutak u sirijskom građanskom ratu koji traje već četiri godine.
No, u kontekstu toplijih odnosa s Rusijom i velikog rizika od eskalacije, zapadni saveznici Turske nastavit će s velikim oprezom, piše u Telegraphu ugledni vojni analitičar Shashank Joshi.
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Komentar ovog bloga
Društveni sistem, čija se opstojnost zasnivava isključio na razaranju, ne može, tobože, tek danas uči u neki Trečeg svjetski rat, jer, on i nije ništa drugo do nastavka Prvog svjetskog rata.
Prvim se nužno ušlo u Drugi pomoću produžene ruke nacional fašizma Staljina i Hitlera.
Drugim, kreiranjem ekonomske tiranije, odjenute u ruho liberalne demokracije.
Trečim će valjda progutati i samog sebe - nakon što je već ostavio iza sebe storinjak milijuna nedužnih ljudskih žrtava.
Dok preostali svijet koncentriše u dosad ne viđene gomile ljudskih duša, pretvorene u puki skitnički objekt kao višak radne snage, i masovne izbjegličke prolome.
www.severinomajkus.com.
MALA ZEMLJA - VELIKI BIDEN - 5000 POLICAJACA - NIGDJE ŽIVE DUŠE
DOLAZAK AMERIČKOG POTPREDSJEDNIKA
NAREDBA IZ POLICIJE GRAĐANIMA VELIKE GORICE 'Zatvorite prozore, spustite rolete i nema slikanja ni virenja'
- VG danas/Google maps
Autor: Portal Jutarnji.hr
Objavljeno: prije 2 h i 42 min
Pomalo neobična obavijest zbunila je stanare zgrade u ulici Jurja Dobrile u Velikoj Gorici koja gleda na zagrebački aerodrom na koji će sutra sletjeti svi predsjednici država u regiji, američki potpredsjednik Joe Biden, predsjednik Europskog vijećaDonald Tusk te austrijski predsjednik Heinz Fischer povodom summita regionalne inicijative Brdo-Brijuni, piše VG Danas.
Naime, na ulazima zgrade predstavnik stanara napisao je upozorenje po uputama iz policijske postaje.
- Poštovani stanari, iz policijske postaje sam dobio naređenje da obavijestim stanare zgrade Jurja Dobrile 34-40 da od dana 24. studenoga ujutro do 8 sati, pa do 25. studenoga do 20 sati svi prozori osim dvorišnih moraju biti zatvoreni. Rolete moraju biti spuštene do kraja, nema virenja kroz prozore, rublje se ne smije sušiti na terasama, nema slikanja, snimanja, niti gledanja dalekozorom. Stoga vas lijepo molim da se tih dana strogo pridržavate upozorenja da ne bi bilo problema s policijom - piše na obavijesti koja je ovjerena potpisom i žigom predstavnika stanara.
POTPUNI POMOR
'IZRAČUNALI SMO KOJE ĆE TOČNO GODINE OCEANI I MORA OSTATI BEZ RIBE. VRLO USKORO' Znanstvenici obrađivali i podatke iz Jadrana
Autor: Portal Jutarnji.hr
Objavljeno: prije 18 min
Istraživači su analizirali nekoliko vrsta podataka, kao i tisuću godina povijesti 12 obalnih regija diljem svijeta, uključujući i Jadransko more
Za samo 43 godine, 2048., u oceanima našeg planeta više neće biti ribe. Do tog je zaključka došao međunarodni tim znanstvenika predvođen dr. Borisom Wormom iz Sveučilišta Dalhousie u Halifaxu. Oni su analizirali nekoliko vrsta podataka, kao i tisuću godina povijesti 12 obalnih regija diljem svijeta, uključujući i Jadransko more.
"Ovo nije predviđanje budućih događaja, ovo se sada događa", istaknula je britanska istraživačica Nicola Beaumont. Uzrok tome je nestajanje ribljih vrsta zbog pretjeranog ribarenja, zagađenja, gubitka staništa i klimatskih promjena.
Već sada je 29 posto jestive ribe i plodova mora opalo za 90 posto
KORUMPIRANA VREMENA
DEJAN MAĆEŠIĆ NA SLOBODI
SHRVANI OTAC POGINULOG MLADIĆA ‘Čovjeka koji je pijan pregazio mog sina pustili su iz zatvora. Pitao sam ih zašto, a oni su mi odgovorili: 'Službena tajna!’
- Sandra Šimunović/CROPIX
Autor: Marin Dešković, Hajdi Karakaš Jakubin
Objavljeno: prije 20 min
Puštanje na uvjetnu slobodu Dejana Maćešića, suvlasnika posrnule tvrtke One2Play, osam mjeseci prije isteka zatvorske kazne koju je služio zbog izazivanja teške prometne nesreće, dodatno je rastužilo očajne roditelje poginulog Siniše Smiljanića. Naime, deset dana nakon što je Maćešić 31. srpnja napustio zatvor, na kućnu adresu Smiljanićevih stigla je obavijest zbog koje su, u potrazi za objašnjenjem, krenuli obilaziti institucije, ponajviše Ministarstvo pravosuđa te sud u Zagrebu.
Korumpirano vrijeme
- Kad sam otvorio obavijest, obuzela me dodatna tuga. Poslao sam upite i krenuo zvati. Otišao sam i osobno na sva moguća vrata da mi se kaže razlog ranijeg puštanja i tko je donio takvu odluku. Konkretnog odgovora nema već dva mjeseca. Kažu mi da je to službena tajna! Maćešić je pušten iako su donositelji odluke imali uvid u sve njegove prometne prekršaje. Ustrajat ću u borbi do kraja, radi druge djece kad je već kasno za moga sina. Kod tog čovjeka nema kajanja. Nema ni isprike s njegove strane. Znate, protiv tog čovjeka nemam ništa. Osuđujem pravosuđe i njihove odluke - priča Milenko Smiljanić, otac poginulog mladića kojeg je Maćešić, nakon što je pijan prošao kroz crveno svjetlo na semaforu, usmrtio automobilom. Iako ima puno pravo potraživati sudskim putem naknadu štete, Milenko Smiljanić naglašava kako mu još jedna sudska bitka ne treba.
IL GOVERNO DEI CORROTTI
Il governo salva la banca del #papàDellaBoschi
Blog di Beppe Grillo - 23 minutes ago
Il governo salva la banca del papà della Boschi (Banca Etruria, ndr), lo ha fatto di domenica, sperando che nessuno se ne accorgesse, che pochi ne parlassero. Il governo ha approvato il cosiddetto decreto "salva-banche": 3,6 miliardi di euro messi a disposizione da Intesa Sanpaolo, UniCredit e Ubi, per salvare quattro istituti del centro Italia, Banca delle Marche, Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio (quella del papà del ministro Boschi), Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti e Cassa di Risparmio di Ferrara.
DOW HILL CAROUSEL
POGODIT ĆE ZEMLJE U RAZVOJU
NE PIŠE NAM SE DOBRO: UGLEDNI THE ECONOMIST 'Globalnom gospodarstvu prijeti treći nastavak dužničke krize'
- AFP
Autor: Hina
Objavljeno: prije 46 min
Investitori su već smanjili svoju imovinu u tim zemljama, no puna agonija usporavanja rasta tih gospodarstava tek slijedi
Nakon krize na američkom tržištu nekretnina i europske dužničke krize, globalnom gospodarstvu prijeti novi, treći nastavak dužničke krize, koji će zahvatiti dio zemalja u razvoju, piše britanski poslovni tjednik The Economist
ponedjeljak, 23. studenoga 2015.
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